Trento, 1949
Il repertorio
di Guido Alberto Borciani
 
 

Il repertorio delle opere eseguite dal Quartetto Italiano rispecchia il rigore delle scelte concentrate sui capolavori assoluti: tutto Beethoven, tutto Mozart, tutto Schumann, tutto Brahms, tutto Webern, tutte le opere di Schubert a partire dal Quartettsatz D 703. Di Haydn sono entrati in repertorio alcuni dei quartetti più significativi, mentre il Quartetto di Debussy - il quartetto del primo incontro, quello senese - è rimasto un punto fisso di riferimento ed è stato seguito a sette anni di distanza da quello di Ravel.
Johannes BrahmsRobert SchumannFranz Joseph HaydnMaurice Ravel

Di Mendelssohn non appare nessuna opera: la «leggerezza» del genio mendelssohniano e il suo continuo oscillare fra classicismo e romanticismo non potevano interessare a fondo un complesso che ha fatto della ricerca nelle misteriose profondità di Beethoven e Schubert un motivo di vita.
Modesto si può considerare il contributo alla scuola viennese del '900: oltre al tutto Webern, un solo Schönberg (l'op.10, con soprano) e niente Berg.
Per rimanere al Novecento, anche Bartók è scarsamente rappresentato (due quartetti, il primo e l'ultimo), ma in questo caso una precisa spiegazione la si trova nella filosofia del Quartetto Italiano che - come si è detto - si è concentrato sui capolavori universali della scuola mitteleuropea anche perché convinto che le opere delle varie scuole nazionali trovino la loro più precisa definizione negli interpreti quali l'Ungherese, lo Smetana e il Borodin, appartenenti alla stessa terra. Per lo stesso motivo poche sono anche le esecuzioni di autori russi (secondo Quartetto di Borodin, quarto di Glazunov, secondo di Prokofiev e l'op.108 di Schostakovich, cecoslovacchi (l'Americano di Dvorak, ma nulla di Smetana o di Janacek) e ungheresi (il solo Kodály dell'op.10 in aggiunta ai due citati Bartók).
Anton WebernArnold SchönbergBéla BartokSergej ProkofievAntonin Dvorak

Analoghe considerazioni hanno indotto a ridurre al minimo le esecuzioni del Quartetto di Verdi, spesso rifiutato alle società che lo chiedevano con insistenza, per non cadere nello stereotipo del quartetto specializzato nelle esecuzioni di autori della propria terra, cosa che avrebbe finito con l'alterare l'immagine di un complesso teso alla ricerca dei valori universali.
Ampio spazio è stato concesso agli antichi e moderni italiani, per cui l'interesse «nazionalistico» cede di fronte a quello collegato al periodo storico: si va dal '600 di Corelli al '700 di Giardini e Boccherini e all'800 di Cherubini e Donizetti per giungere alle opere di contemporanei quali Bucchi, Ghedini e Bussotti, dedicate per l'appunto al Quartetto Italiano. Al complesso va dato il merito di essersi dedicato con costanza alla musica del '900, che ha così avuto a disposizione uno strumento mirabile per illustrarne alcune opere importanti, sottratte in tale maniera ad esecutori mediocri. Non per nulla così scrive Paolo Borciani nel suo libro Il Quartetto: «Trascurando gli esecutori che si dedicano quasi esclusivamente alla musica contemporanea (e ne sono ritenuti specialisti) perché temono di cimentarsi in campi in cui la concorrenza è maggiore e più affilate sono le armi della critica (è evidente che essi le rendono un pessimo servizio perché presentano male una musica che ha bisogno di eccellenti esecuzioni per essere compresa nel suo giusto valore, e inoltre perché creano un'ingiustificabile frattura fra quella e la musica di repertorio), troviamo ben pochi complessi di valore che di essa abbiano una conoscenza approfondita e posseggano una tecnica strumentale adatta».
Un cenno particolare va fatto all'integrale delle opere quartettistiche di Stravinskij, anche se di dimensioni limitate: la prima opera eseguita (il Concertino per quartetto d'archi) figura, infatti, nel primo programma del Quartetto Italiano, a testimonianza della ricchezza di interessi che fin dall'inizio lo ha contraddistinto.
Luigi BoccheriniIgor StravinskyGiorgio Federico GhediniSylvano Bussotti

Se ora si analizza in dettaglio il cammino percorso nell'affrontare i capolavori della triade Mozart-Beethoven-Schubert, ci si potrebbe meravigliare della posizione cronologica di opere adatte ad esecutori che hanno già raggiunta la piena maturità, quali il K.465 di Mozart e soprattutto l'op.130 di Beethoven, opere affrontate prestissimo (come d'altra parte l'op.59 n.1 di Beethoven), se non si pensasse che alle esigenze normali di programmazione si è aggiunta in tali casi una precisa coscienza dei propri mezzi, magari condita da un pizzico di giovanile baldanza. Sta di fatto che l'op.59 n.2 di Beethoven viene affrontata da un complesso ormai giunto all'alta maturità solo dopo che la serie degli ultimi quartetti è stata superata «per la soggezione che sempre ci ha fatto - così dice Elisa Pegreffi - specialmente per quell'indecifrabile primo tempo, ricco di tanti interrogativi». Toccherà a Paolo Borciani affermare che «c'è voluta una vita per presentare degnamente le opere di Beethoven».
Nel decennio 1960-1970 il Quartetto Italiano si concentra in pratica nello studio degli ultimi capolavori beethoveniani, del mozartiano K.464 che completa la serie dei sei quartetti dedicati ad Haydn, e de "La Morte e la Fanciulla" di Schubert, nonché di tre quartetti fra i più noti di Haydn e del primo di Brahms. Negli ultimi anni di vita del complesso i quattro completano l'opera beethoveniana con tre quartetti dell'op.18 e l'op.59 n.2 di cui si è detto più sopra, l'opera mozartiana con una serie di quartetti giovanili e i K.499, K.575, K.589, l'opera di Brahms con l'op.51 n.2 ed il ciclo degli ultimi quartetti schubertiani con il monumentale D 887. Si definisce così un quadro della letteratura quartettistica, che è fra i più completi che si possano immaginare.
Wolfgang Amadeus MozartLudwig van BeethovenFranz Schubert

Con "I semi di Gramsci" di Bussotti il Quartetto Italiano riprende la forma del concerto con orchestra già affrontata nel 1962 alla Scala con un'opera di Martinu: la prima esecuzione è a Roma, per la stagione pubblica 1972 della RAI, la seconda alla Scala e la terza alla Radio olandese, ove Bruno Maderna dirige uno dei suoi ultimi concerti. Bussotti comporrà, successivamente, una versione del suo lavoro per solo quartetto, che il Quartetto Italiano inserirà nei programmi degli ultimi anni.

Riepilogando, fra le opere entrate nel repertorio del complesso e non affidate al disco ve ne sono alcune che testimoniano l'attenzione dedicata al Novecento ed in particolare ai contemporanei. Qui di seguito esse vengono citate, seguite dall'anno della loro prima esecuzione, a partire dal Concertino di Stravinskij che figurava nel programma del primo concerto:
 
Stravinskij Concertino
1945
Bartok Quartetto n.6
1946
Kodaly Quartetto n.10
1946
Glazunov Quartetto n.4
1947
Villa Lobos Quartetto n.9 (prima esecuzione mondiale)
1947
Bloch Quartetto n.2
1947
Busoni Quartetto op.19
1953
Bucchi Quartetto n.1 (dedicato al Quartetto Italiano)
1956
Ghedini Quartetto n.2 (dedicato al Quartetto Italiano)
1957
Bartok Quartetto n.1
1959
Sostakovich Quartetto op.108
1962
Martinu Concerto per quartetto d'archi e orchestra
1962
Schönberg Quartetto op.10 con soprano
1964
Stravinskij Doppio canone
1967
Bussotti Quartetto "I semi di Gramsci" per quartetto d'archi e orchestra (dedicato al Quartetto Italiano)
1973
Bussotti "I semi di Gramsci", versione per quartetto d'archi
1974

Di rado il Quartetto Italiano si è «aperto» per dare vita ai capolavori della musica da camera fuori del settore quartetto d'archi. Due soli sono stati i musicisti che hanno collaborato in concerti e in registrazioni (nei primi anni Pierre Antoine de Bavier per il Quintetto con clarinetto K.581 di Mozart e, a partire dal 1974, Maurizio Pollini per il Quintetto con pianoforte op.34 di Brahms), ma almeno altri due sono i capolavori che i quattro avrebbero voluto eseguire: il Quintetto con due violoncelli di Schubert, per cui erano stati avviati contatti con Pierre Fournier, ed il Quintetto con due viole K.516 di Mozart, per cui si erano definiti gli accordi con Milan Skampa, la viola del Quartetto Smetana. Purtroppo nessuno dei progetti andò in porto, il primo per i mille impegni del Quartetto Italiano e del solista, il secondo per il rifiuto di un visto opposto dalle autorità cecoslovacche. E' stato, dunque, il caso ad impedire che il cerchio magico del Quartetto Italiano si riaprisse per accogliere amici e colleghi illustri con cui dar vita a capolavori dei prediletti Mozart e Schubert.
Nei quattro, a lungo, ne è rimasto il rimpianto.


da: Guido Alberto Borciani "Il Quartetto Italiano - Una vita in musica" Reggio Emilia, Aliberti editore, 2002